Dicono di noi: L'Agenzia Fuoritutto sulla celebrazione del Transito

Madre Florenzia di Lipari: tra cronaca, fede e fantasia

Categoria: Cultura   Pubblicato: 25 Febbraio 2015

Si era a metà del mese di febbraio del 1956 ed a Roma, nevicava già da qualche giorno e Madre Florenzia, capì che le forze la stavano abbandonando presagendo in cuor suo che la meta agognata era vicina. Era il preludio per la sua nuova vita celeste.
Madre Florenzia, al secolo Giovanna Profilio, di Lipari, di li a qualche giorno salì nel Regno di Dio.
Con  queste parole,  Madre Liliana Pagano, Superiora Generale della Congregazione delle Suore Francescane dell’Immacolata Concezione di Lipari, la sera del 21 febbraio u. s. dopo aver concisamente illustrato la vita e le opere compiute dalla stessa  rievocava con malcelata commozione ai fedeli l’anniversario del suo Transito: “Da Pirrera, Giovanna, aveva guardato il mare azzurro e immenso che si stendeva fino all’orizzonte per incontrare il cielo … la luce infinita del cielo è stata la meta sognata durante il viaggio terreno e raggiunta attraverso un cammino illuminato da momenti di preghiera, di silenzio, di riflessione, di ascolto, alla ricerca della santità nelle semplici vicende della vita quotidiana”.

Alla dolci riflessioni della Superiora Generale ed all’annuncio che prossimamente la Commissione teologica inizierà i lavori di revisione delle virtù straordinarie della Serva di Dio Madre Florenzia,  hanno fatto seguito le severe parole di Sua Eccellenza Mons. Antonino Staglianò, Vescovo di Noto, che ricorda ai convenuti le raccomandazioni di Papa Francesco il quale invita i cristiani ad uscire dal proprio guscio e gli ecclesiastici e le consacrate ad uscire dai propri conventi e monasteri per portare la parola di Dio tra i bisognosi, i derelitti, gli ammalati, i carcerati, in modo da passare da  claustrali preghiere e  teologiche riflessioni ad una diuturna pastoralità pratica, pura, così come comandato dalle opere di misericordia.

Mentre due gruppi musicali “Stupore in canto” e la “Porziuncola” di Noto allietavano l’incontro con laude al Signore ed a Madre Florenzia, io toccato intimamente dalle parole di Suor Liliana, per prima cosa ho fatto visita alla cappellina privata dove riposa Madre Florenzia per fermarmi un attimo a suo cospetto e mentre i convenuti si apprestavano a raggiungere il buffet mi sono appartato ed ho letto il libretto “Florenzia: il canto di una vita”. Che donna meravigliosa è stata madre Florenzia ho pensato, e già la scelta del suo nome era sicuramente un divino presagio.
Credo di aver chiuso gli occhi per un attimo, ed in quell’attimo son tornato indietro a quella fredda sera del 21 febbraio 1956. L’ho rivista adagiata e contornata dalle consorelle che timidamente pregavano. Ho visto venir giù la neve copiosa e da sotto quella neve far capolino due fiori. L’Uno luminosissimo che si elevava verso il cielo, l’altro, un candido bucaneve che sprezzante del gelo aveva fatto la sua timida comparsa per annunciare la rinascita, il rifiorire di Giovanna da Pirrera. D’altra parte l’etimologia latina di Florenzia ci riporta al participio presente di “florere” appunto “fiorente che fiorisce”.
Penso proprio che a Madre Florenzia, (come già fatto per altri Santi, il giglio a Sant’Antonio, la rosa a Santa Rita …) potrebbe spettare per simbolo, quale ius divino, il bucaneve.
(Antonio Parente)