Le missioni in Brasile e Perù

Le Suore Francescane dell’Immacolata Concezione di Lipari hanno cominciato a dedicarsi alle missioni in America Latina solo nel 1953 quando un cappuccino missionario in Brasile, padre Oderico Virga, andò a trovare Madre Florenzia, che ormai stava compiendo gli 80 anni,e gli propose di aprire una sede in quel Paese e in particolare nello stato di Goias nel Mato Grosso. In Perù invece le Suore arrivano nel 1985.

 

 

 

Padre Oderico Vigna

La missione in Brasile agli inizi.

E proprio in Brasile ed in Perù questa Congregazione ha voluto dar vita ad un progetto missionario caratterizzato da una evangelizzazione che supera i limiti della semplice assistenza e si propone di promuovere cultura e capacità organizzativa a partire dai più piccoli per raggiungere poi le famiglie. Al passo con la più grande tradizione di emancipazione dei “dannati della terra” e con “la pedagogia degli oppressi”, le suore coniugano insieme istruzione e formazione ad un lavoro qualificato per superare una realtà sociale arretrata dove il problema non è solo quello di garantire il cibo, ma di preparare cittadini capaci di cambiare radicalmente la storia della propria terra. E per testimoniare che questo è possibile e nessuno è tagliato fuori in partenza da un processo di autoemancipazione, l’Istituto ha scelto l’autofinanziamento e ogni suora si è assunta la responsabilità di garantire, con il proprio lavoro, la vita della missione che le è affidata.

La missione in Brasile oggi.

Brasile

Oggi l'Istituto conta in Brasile tre case – a Cravinhos, a Jaboticabal, una ottantina di chilometri a ovest di Cravinhos, e a Brodoswi – ed altre tre case in Perù: Lima, Piura – la capitale della regione Miguel Grau - a nord, sulla costa e a S. Miguel del Faique ancora più a nord di Piura.

 

Casa di Cravinhos nei primi anni a sinistra. A destra come appare oggi.

Una significativa esperienza è quella di Cravinhos, così come ci è riportata sul sito di “Aiutare i bambini”. Come in molte altre città del Brasile, anche qui, il contrasto fra il lusso dei quartieri alti e la desolazione delle favelas rende evidente la lacerazione del tessuto sociale. Nella favelas la mancanza di spazi dignitosi e puliti dove abitare porta alla diffusione di malattie come la leptospirosi, le infezioni intestinali e l'epatite A. Lo stato di promiscuità e di povertà incentiva gli abusi sui minori e la violenza. A causa della povertà delle proprie famiglie anche i bambini spesso lavorano o vengono abbandonati nella speranza che qualcuno si occupi di loro. Sono questi i “meninos de rua”, bambini che passano la maggior parte del loro tempo per le strade, in un ambiente di degradazione e violenza morale e fisica, costretti ad assumersi responsabilità da adulti, in quanto non hanno il supporto delle famiglie. Questi bambini avrebbero la possibilità di accedere alla scuola pubblica, ma non hanno il tempo, né le forze, né la motivazione per continuare ad andarci in maniera costante. Le suore che operano in questo contesto hanno realizzato, in collaborazione col la rete di  “Aiutare i bambini”, un progetto di prevenzione per togliere i bambini dalla strada, tramite la creazione di un centro di attività educative. Oggi in questo centro accolgono 210 bambini dai sei mesi ai sette anni ed una trentina di preadolescenti fra i sette ed i quattordici anni, che hanno così l’opportunità di cimentarsi con diverse attività, quali la pittura su tessuto, taglio e cucito, lavori artigianali, danza, teatro, musica e informatica ma anche la culinaria, la coltivazione dell'orto, l'artigianato. Ogni attività non è solo l'occasione per acquisire tecniche e capacità ma anche per aprirsi a una consapevolezza sociale e più generale. Così l'orticultura è l'occasione per coscientizzare i bambini sull'importanza di proteggere e migliorare l'ambiente, formare dei cittadini e responsabilizzarli nei confronti di un futuro migliore, rispettosi delle relazioni tra gli uomini e la natura. Lo stesso discorso vale per la culinaria dove  i bambini partecipano alla preparazione degli alimenti ma anche ne scoprono i valori nutrizionali, la capacità di prevenire e combattere le carenze e gli eccessi alimentari. Il centro ha infatti anche l'obiettivo di essere un’integrazione nei confronti della scuola pubblica, non certo qualcosa che mira a sostituirla: per questo motivo esso rimane aperto anche durante i mesi di vacanza perché quello è il periodo in cui i ragazzi passano ancora più tempo per le strade. Oltre che ai bambini ed adolescenti l'attività delle suore si rivolge – in coerenza con la strategia più generale dell'Istituto di cui abbiamo parlato - anche alle famiglie. A Cravinhos ne partecipano al centro circa 200, tutte con basso reddito, in situazioni di vulnerabilità o esclusione sociale, bisognose di opportunità per rafforzare i legami familiari, sociali e personali. A questa famiglie vengono offerte competenze, informazioni, azioni terapeutiche, perchè i componenti possano affrontare le avversità sociali che  incontrano e divenire protagonisti, nel contesto familiare e nella società, della propria esistenza. Attività similari vengono svolte nel centro  di Jaboticabal dove però le suore si rivolgono ad una ottantina di bambini, adolescenti ed adulti di sesso femminile e ad oltre sessanta famiglie. Anche qui l'impegno è quello di fornire loro cure, alimentazione, educazione e assistenza pedagogica nel rispetto delle loro specificità e peculiarità, aiutandoli ad ampliare il loro universo culturale, sviluppando la socialità, le conoscenze, i valori, esplorando le attitudini e le potenzialità di ciascuno attraverso attività ludiche, artistiche e sportive.

A Cravinhos opera anche un gruppo chiamato le “Senoras do Bazar” che si  costituì nel 1957 subito quando suor Matilde e le sue consorelle aprirono la missione in questa cittadina. Il loro obiettivo era quello di aiutare le suore francescane nella loro attività caritativa e sociale. Queste signore si riunivano tutti i mercoledì per prendere un té  e mentre chiacchieravano facevano anche dei lavori manuali che una volta l'anno esponevano e vendevano,  appunto in un bazar, che è divenuto famoso e molto atteso dalla società di Cravinhos.. Nel tempo il gruppo è cresciuto e si è anche rinnovato con l'arrivo delle figlie e delle nipoti delle pioniere. E se una volta si riunivano a turno a casa dei vari membri, oggi che il gruppo ha superato la cinquantina di componenti, si riuniscono in una casa annessa al convento che è stata intitolata a Madre Matilde la superiora che negli anni 50 guidò le nostre suore in Brasile.

Perù

La missione in Perù iniziò, come abbiamo detto, nel 1985. Secondo lo stile di Florenzia sarà la superiora generale ad accompagnare le tre consorelle destinate a promuovere questa nuova esperienza. Le suore arrivarono a Lima il primo luglio e dopo alcuni giorni di permanenza nella capitale per il disbrigo delle pratiche necessarie per il soggiorno, partirono per Piura una delle città più a nord del Paese e quindi l'11 luglio per San Minguel del Faique, la sede dove erano destinate. Le accompagnavano il Custode dei frati Minori in Perù e il parroco di Canchaque, la parrocchia dalla quale sarebbero dipese.

San Minguel del Faique è un piccolo paesino, anzi si potrebbe dire un agglomerato ( distrito) di villaggi ( caserios). Ne conta circa 45 per una popolazione  che conta meno di 1.500 abitanti. E' collocato sulla Cordigliera delle Ande a 1.600 metri di altezza, tutto circondato dalle montagne. Ha un municipio e la chiesa che rappresentano i centri della vita comunitaria. Da alcuni anni vi è anche un centro sanitario, con un medico ed alcuni infermieri che si occupano degli interventi di prima necessità. Anche se l'analfabetismo è alto, soprattutto nella popolazione adulta, il paese conta anche una scuola dell'infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria. Inoltre, da alcuni anni, grazie anche al contributo delle suore, è stato creato un Istituto pedagogico intitolato a “Florenzia Profilio”. La popolazione è costituita per il 90% da campesinos, contadini che si dedicano alla coltivazione della chacra, piccoli appezzamenti di terreno fertile, in mezzo alle montagne,  dove vengono seminati  mais, frumento, legumi, piante di caffé, bananeti, alberi da frutta tropicali.

Quando le suore arrivarono avevano il compito di realizzare il “piano pastorale” della diocesi di Chulucanas, alla quale appartenevano. Il tema era quello di una “nuova immagine di parrocchia” che si proponeva l'evangelizzazione e la promozione umana dei campesinos, perchè prendessero coscienza e da massa divenissero Popolo di Dio. A questo scopo i missionari visitavano - una, due volte l'anno - i circa 90 caserios che formavano la parrocchia sparsi sulla Cordigliera. Oggi, nella missione, lavora una sola suora che si occupa della chiesa e della vita religiosa della comunità – il sacerdote viene una volta alla settimana per la messa – fa l'assistente sociale in collaborazione con i laici,e si interessa, insieme al medico, anche  del centro sanitario, della pastorale della salute aiutando le persone bisognose di assistenza ed indirizzandole, quando necessario, all'Ospedale di Piura o in centri specialistici. Le suore hanno anche una casa a Piura, che è stata loro donata e che usano come centro di appoggio per il disbrigo delle esigenze in città.

La casa di Lima fu aperta il 25 giugno del 1988 su richiesta del parroco di Santa Maria de Jesus. Vi andarono a lavorare due suore per appoggiare l'opera di evangelizzazione e promozione umana in un territorio vasto circa 90 mila abitanti e per cooperare alla pastorale scolastica, con l'insegnamento della religione e della lingua italiana nella scuola parrocchiale frequentata da alunni della scuola dell'infanzia, della primaria e della secondaria. La casa è collocata nella periferia nord di Lima, in un distretto che si chiama Carabayllo. La popolazione è costituita quasi totalmente da gente proveniente dalle zone della Cordigliera delle Ande e dalla foresta Amazzonica, costretta ad emigrare per cercare migliori condizioni di vita e di lavoro che purtroppo non trovano e così vivono in agglomerati che qui sono chiamati pueblo jovenes, in condizioni di estrema povertà spesso peggiore di quella dei paesi di provenienza dove la terra poteva dare qualche sostegno alimentare, in casupole fatte con stuoie di canne o di cartone, in promiscuità di nuclei familiari costituiti anche da una decina di persone, carenti di qualsiasi norma igienica, senza acqua, senza luce.  Anche in questa parrocchia le suore hanno collaborato alla realizzazione del piano pastorale “Nuova immagine di parrocchia”, svolgendo inizialmente la funzione di responsabili dei 90 comedores miltifamiliares della parrocchia e in seguito come responsabili della liturgia con l'obiettivo di curare la formazione spirituale e catechistica dei liturgisti, dei ministri straordinari, dei catechisti e dei diversi movimenti esistenti in parrocchia.

Ma proprio questa attività pastorale ha portato sempre più le suore a contatto con situazioni gravi, di fronte alla realtà di bambini denutriti che soffrivano la fame, spesso raggruppati in bande, chiamate impietosamente piragna, perchè questi bambini cercano di sopravvivere rubando ed aggredendo. Una realtà di forte emergenza che richiedeva un intervento  umano e sociale più immediato. Così nell'agosto del 1991, in occasione della visita della nuova superiora generale venne acquistato un locale ed un terreno attiguo al convento. E il 25 luglio fu aperto il “Comedor infantil Madre Florencia” a favore dei bambini poveri ed abbandonati e subito si provvide alla distribuzione di pasti caldi a più di  di 25 bambini provenienti dalle zone più povere. In seguito, fu abbattuto il locale esistente e fu costruito un locale nuovo gradevole ed armonicamente arredato, con un'ampia cucina, servizi igienici, docce e giardino. Con la collaborazione delle mamme dei bambini assistiti fu realizzato anche un micro progetto semestrale di lavorazione del cuoio, disegno e pittura su pergamena e lavori con iuta. Consapevoli che oltre all'alimentazione i bambini richiedevano anche una formazione educativa e culturale che schiudesse loro la prospettiva di un futuro migliore, le suore pensarono  di aiutare alcune famiglie a pagare gli studi per i loro figli, ma il tentativo si arenò di fronte ai pregiudizi ed alle reticenze degli interessati, comunque andò avanti una assistenza allo studio con la fornitura di libri di testo, quaderni, vestiario. Oggi  trenta bambini dai due ai 12 anni, con alle spalle una situazione economica molto precaria, frequentano il Comedor da lunedì a sabato in maniera assidua. Questo è sostenuto dalla congregazione e da un minimo contributo alimentare fornito dall'istituzione Pronaa.  Importante è però soprattutto la partecipazione e la collaborazione attiva delle mamme. Donne, spesso eroiche, che hanno alle spalle una situazione familiare molto difficile, che si sono lasciate alle spalle la cultura machista dominante, e seguono i microprogetti in cui sono impegnati i loro figli attraverso i quali le suore sperono di favorire il nascere di piccole attività di realizzazione e di commercio che potrebbero rappresentare una fonte di guadagno familiare.

Questa è storia in continua evoluzione giorno dopo giorno. Molti semi si sviluppano e diventano piante robuste, altri dopo un primo germoglio inaridiscono. Una storia che le suore conoscono bene. In America Latina come in Italia. Il loro bilancio non può essere quello di una società per azioni. Le leggi della solidarietà e della carità sono diverse da quelle dell'economia. Sono governate dalla parabola dei servi inutili secondo la quale a noi è chiesto di fare con saggezza ed accortezza il nostro dovere avendo presenti alcuni criteri di fondo a cominciare dalla condivisione interna come se si fosse tutti - a Lipari, a Roma, a Cravinhos, a Lima - sulla stessa frontiera. E' uno degli insegnamenti di fondo di Florenzia. Anzi è il suo insegnamento fondamentale: quello di ricercare la santità nella ordinarietà della vita quotidiana.